Lo gnu, il mammifero africano

I branchi di gnu, che durante la stagione umida hanno compiuto solo piccoli spostamenti da un pascolo all’altro, e dai pascoli ai luoghi di riposo e di abbeverata, immensa orda che è rimasta relativamente ordinata, suddivisa in gruppetti di di cinque o dieci gnu o in branchi di uno o due centinaia di gnu, gli gnu si sentono percorsi da una nuova energia. Un’inquietudine febbrile pervade ora il grande esercito di gnu che riempie di sbuffi e richiami l’aria densa della primavera equatoriale. Dopo sei mesi di sfruttamento di pascoli sostanziosi, gli gnu sono grassi e lucidi e maschi adulti di gnu contemplano spavaldi lo spettatore, alzando la testa con aria di sfida e impuntandosi come giovenche alla fiera del bestiame. Le corna degli gnu, che sono scure, lucide e ben affilate si stagliano, in forma di mezzaluna, contro il cielo blu. La folta barba biancastra tremola alla brezza. La criniera, che copre il dorso dalla testa al garrese, ricade in due ciuffi scuri ai lati del collo. Ma quando l’immobilità di queste strane antilopi comincia a preoccupare l’osservatore novellino, gli gnu lanciano una serie di sbuffi, battono il terreno come montoni e partono di corsa trascinando i compagni che li circondano, senza cessare di far salti e sgambate e di sferzare l’aria con la coda flessuosa. Quando si avvicinano per la prima volta le grandi mandrie di questi erbivori che pesano più di duecento chili, le loro fughe improvvise stupiscono, ma presto si comprende che questi animali preferiscono prendere il largo piuttosto che affrontare il pericolo, anche se alcuni esemplari maschi di gnu sono capaci di respingere le iene e anche di mettere in fuga il leone. Una rapida osservazione permette di constatare che anche le femmine di gnu portano le corna, un poco più sottili di quelle dei maschi di gnu, e che i giovani gnu, riconoscibili per il mantello più chiaro, nel tono grigio-bluastro che domina il branco, hanno corna diritte, come quelle dei vitelli, ma rivolte verso l’alto. L’aspetto generale delle mandrie quando i musi sono affondati nell’erba giustifica l’appellativo di wildebeest, che in afrikaans, la lingua derivata dal fiammingo parlata dai primi coloni bianchi dell’Africa meridionale, suona letteralmente bestiame selvatico: nel periodo delle piogge gli gnu sembrano un’immensa mandria di strani e magri Bovini. Nonostante la confusione che può insorgere in tali giorni per l’irrequietezza dell’orda di gnu, se si osserva attentamente si vedrà che qua e là, circa a trenta metri di distanza gli uni dagli altri, alcuni grandi e orgogliosi esemplari di gnu rimangono fermi al centro di determinati spazi di terreno – in genere calpestato e con l’erba strappata dagli zoccoli – e che spesso questi agitatori tentano di riunire gli esemplari che passano per i loro immaginari recinti, come se intendessero costituirsi, piccoli branchi particolari. Anche se per numero non superano il quindici per cento del totale, influenzano tutta la biologia del branco. Gli gnu solitari che non hanno avuto modo di costituirsi un gruppo speciale o che sono stati privati del loro piccolo branco dal flusso delle mandrie, dedicano il loro tempo a combattersi gli uni con gli altri in scontri che avvengono di solito al confine stesso delle loro proprietà.

Aree nuziali per gli gnu

Da non molti anni, gli studiosi del comportamento degli animali hanno cominciato a osservare fra gli gnu che, a differenza di quanto si era creduto fino allora, i maschi adulti non lottavano accanitamente per il possesso delle femmine, ma bensì per la conquista di una piccola area della savana, dove si stabilivano più o meno permanentemente difendendone le frontiere da qualsiasi maschio della loro specie. Questi maschi adulti di gnu vengono indicati con il nome di maschi territoriali e questo termine è valido non solo per gli gnu ma anche per i maschi di altre specie di Mammiferi che, prima dell’accoppiamennto, debbono acquisire un’area territoriale più o meno estesa. Si constatò anche che solo dopo insediati questi maschi assetati d’amore tentavano di attirare nella loro area privata le femmine in calore. Quando queste, richiamate dai buoni pascoli o dalla presenza del maschio, finalmente entravano nel territorio delimiitato, avveniva l’accoppiamento e « mai fuori delle aree nuziali ». I maschi di gnu semiadulti o adulti che non fossero stati capaci di conquistarsi un proprio territorio restavano sessualmente inibiti, e neppure tentavano di accoppiarsi anche se avevano casuale occasione di mescolarsi con le femmine. Il fattore fondamentale del comportamento riproduttivo degli gnu territoriali è dunque la conquista di un territorio nuziale e la sua difesa per il più lungo tempo possibile. Fu anche possibile osservare che il diritto di proprietà connferisce agli gnu territoriali una singolare energia psichica che permette loro di vincere quasi tutti i combattimenti ingaggiati con altri maschi per la difesa delle frontiere; in tal modo risulta ancor più difficile la promozione al rango di riproduttore, e perciò la selezione naturale ne risulta avvantaggiata.

Gli gnu sono sentinelle incorruttibili e richiami viventi

A differenza di quanto accade con i cobo d’Uganda, che sono antilopi sedentarie, e per complicare ancor più la situazione, gli gnu maschi che sono riusciti a conquistare il loro territorio sono costretti a spostarlo continuamente per seguire il movimento generale delle mandrie. Il momento critico della riproduzione innfatti coincide di solito con l’inizio della migrazione verso i pascoli estivi. I maschi di gnu sono quindi impegnati in incessanti duelli, sia per sbarrare il passo a presunti conquistatori e conservare i loro sacri trenta metri minacciati da vicini sfortunati, sia per controlllare le femmine del loro harem in movimento. Tanti e così ardui impegni consentono di osservare singolari spettacoli: ecco per esemmpio due maschi che, inginocchiati l’uno di fronte all’altro, secondo le norme di una delle venti posizioni rituali dei combattimenti territoriali, si battono a cornate con tale arte che schianti e cozzi impressionano lo spettatore… sebbene di rado producano un grafffio ai teatrali contendenti. Mentre però i due campioni tenzonano per qualche decimetro di frontiera, ecco che un terzo furbo gnu approfitta della situazione per occupare il territorio degli infervorati duellanti. E siccome non c’è mai nulla di nuovo sotto il sole, avviene che le femmine si lascino docilmente condurre dal nuovo sultano, più attratte, a quel che sembra, dal succulento pascolo del suo territorio che dal suo fascino personale. Le nozze degli gnu avvengono frammezzo a tal baraonda che non vi è molto altro da raccontare oltre ai fragorosi duelli e agli inseguimenti delle femmine, costrette a riunirsi in branco, come pecore rincorse da ben allenati cani da pastore: l’accoppiamento infatti è breve e molto meno chiassoso del rituale che lo precede. Per l’evolversi e la continuità della specie questo singolare commportamento durante il periodo della riproduzione è molto vantagggioso. In primo luogo, infatti, i maschi di gnu che non hanno ancora raggiunto la maturità sessuale e quelli, già adulti, che sono rimasti però privi di territorio sono tenuti lontani dall’area nuziale, che coincide con i pascoli migliori, per cui non competono con membri veramente importanti della comunità: i maschi riproduttori, le femmine e i piccoli. D’altra parte, siccome i riproduttori possono spostare le rispettive aree, ma non combattono mai al loro interno, la totalità della prateria, salvo la zona degli scapoli, è occupata da un mosaico ininterrotto di aree nuziali, attraverso le quali si muovono le femmine di gnu, con grande aumento della probabilità di essere fecondate. Ma l’intenso programma dei maschi riproduttori di gnu non finisce qui. La loro aggressività, esacerbata dai combattimenti di frontiera e dal continuo ricominciare imposto dalle migrazioni, li conduce ad assalire qualsiasi intruso nelle loro proprietà o disturbatore dell’ordine della mandria, si tratti di un congenere o di un predatore. Al momento dei parti respingono, all’occorrenza, anche le iene, che sempre si aggirano in caccia di cuccioli di gnu. Un maschio innfuriato di gnu è stato visto una volta scagliarsi come un turbine addirittura contro un giovane leone, cacciatore novello e inesperto, costringendolo a fuga vergognosa. Il Des Bartlett, nel suo mirabile libro fotografico Nature’s Paradise, riferisce un fatto analogo, annche se con un antagonista meno gagliardo. Sull’assolata steppa dell’Amboseli, un branco di gnu si muove, al mattino, verso l’abbbeverata. Un ghepardo maschio, accovacciato fra le alte erbe, guata con cupidigia un cucciolo ancora al seguito della madre. All’immprovviso scatta, percorre di gran carriera i trecento metri che lo separano dalla sua vittima e, prima che questa tenti di reagire, l’abbatte con una zampata e la morde alla gola per strangolarla, come usa questo Carnivoro. Il branco assalito si è disperso fin dal primo istante, in un turbinio di polvere; ma due maschi che hanno osservato la scena irrompono improvvisamente sul ghepardo, il quale si dà alla fuga senza aspettare lo scontro, mentre il piccolo gnu si rialza apparentemente illeso e galoppa verso la madre. La tendenza degli gnu dominatori a interventi di questo genere sembra talmente intensa che quando una femmina vede il piccolo in pericolo per l’attacco di una iena, per esempio, si mette a corrrere seguita dal suo nato attraverso il mosaico territoriale, con la speranza che qualche maschio di gnu intervenga a distrarre, se non a mettere in fuga, il predatore. Ma l’attaccamento dei maschi di gnu al loro territorio, quella sorta di magnetismo che su di loro esercita la proprietà, li porta anche a subire gran parte della pressione dei predatori specifici: i leoni e i licaoni. In primo luogo sembra che i loro vistosi movimenti attraggano in modo particolare l’attenzione dei Carnivori; nella fuga perdono poi alcuni secondi decisivi, restii come sono ad allontanarsi dalla loro area nuziale; infine il logorio dovuto alla loro costante attività li porta a rapido sfinimento, soprattutto quanndo sono attaccati dai licaoni i quali, adocchiato un maschio, sanno inseguirlo per chilometri, finché crolla esausto. All’importante funzione selettiva dei maschi riproduttori di gnu, si aggiunge dunque questo doppio ruolo di sentinelle incorruttibili, pronte a respingere l’assalto dei predatori meno forti, e di richiami viventi drammaticamente destinati a far convergere su di loro l’assalto dei Carnivori più potenti. Si riscontra questa triplice funzione – riproduttiva, difensiva e di esca dei predatori – anche in animali filogeneticamente lontani dalle antilopi, come il petttirosso e la pernice, anch’essi però profondamente legati al terriitorio prescelto nella stagione nuziale. La specie è dunque disposta a sacrificare la vita dei vecchi riproduttori per salvaguardare le femmmine e i giovani gnu, più utili per l’avvenire della comunità.

Pubblicato da Riccardo Manfredi

Laureato in Medicina Veterinaria, sono un appassionato di animali, soprattutto di cani e di gatti.

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