La iena maculata

Mentre il leone ha sempre goduto della fama di re degli animali, nell’opinione popolare la iena è stata relegata al posto più basso e spregevole. Sembra che la stessa natura abbia contribuito a suscitare questa convinzione, adornando il leone della nobile criniera e rivestendo la iena di un mediocre mantello bruno e chiazzato che non contribuisce affatto a migliorarne lo squallido aspetto. Testa tozza e massiccia, muso anelante e ottuso, occhi grandi, profondi e misteriosi, privi dello scintillio d’acciaio dei ghepardi, collo rozzo e sproporzionato, ventre perennemente gonfio e arti posteriori corti e zoppicanti: le iene risultano repellenti a chi le veda per la prima volta. I popoli autoctoni del continente africano disprezzano le iene non meno dei colonizzatori europei. Numerose leggende si riferiscono alle abitudini ladronesche e notturne, e la credulità popolare, alludendo al fatto che disseppelliscono i cadaveri, attribuisce alla iena dall’aspetto ingrato una fama perversa, abbietta e demoniaca. Secondo una nota tradizione africana, il diavolo, nelle sue scorrerie notturne, cavalca una iena, e per questo l’animale avrebbe le parti posteriori slombate e trotterebbe in maniera incerta, come se dovesse sopportare un gran peso. La iena ha sempre richiamato l’attenzione per il suo aspetto ripugnante. Quando un viaggiatore europeo dice che le iene macchiate (Cracuta cracuta) sono brutte bestie, ha certamente ragione. Ma i naturalisti non accettano questi criteri antropomorfici e possono dimostrare che la bruttezza della iena è al servizio di un perfetto adattamento al genere di vita di questo singolare Mammifero, Il pelame della iena, irsuto, rado, poco gradevole alla vista e certamente aspro e sgradevole al tatto, ha la proprietà di separarsi facilmente, non appena sono essiccati, dal sangue e dai liquidi organici dei cadaveri. Per animali che introducono la testa nel ventre delle vittime per divorarne le interiora, un pelame tanto atto all’autopulizia risulta di incalcolabile utilità. L’apparente brutalità e rozzezza della testa massiccia della iena è determinata principalmente dalle enormi mascelle, armate dei denti più grandi e affilati che si conoscono fra i Carnivori terrestri, e messe in funzione da muscoli mastica tori di enorme sviluppo. Quest’apparato trituratore, che dà al muso della iena un aspetto tanto orribile, serve per frantumare le ossa più solide. I succhi gastrici della iena sono in grado poi di dissolvere e digerire le strutture ossee, sfruttando al massimo grassi e tessuti midollari di altissimo potere nutritivo. Il muso è ottuso e anelante, e gli occhi, grandi, misteriosi e profondi, perfettamente atti alla vita notturna, consentono alla iena di correre a grande velocità nelle tenebre, quando le vittime riescono a stento a raggiungere una velocità che è appena la metà di quella della iena, perché temono d’inciampare. Il collo lungo e robusto, gli arti anteriori più sviluppati di quelli posteriori – particolarità anatomica che determina l’evidente squilibrio nell’aspetto della iena e la sua bizzarra andatura – sono al servizio dell’attività di trasporto. Le iene portano infatti fra i denti prede di discrete dimensioni o membra di pesanti animali erbivori fino alle remote tane comuni, dove i piccoli di iena attendono affamati.

Pubblicato da Riccardo Manfredi

Laureato in Medicina Veterinaria, sono un appassionato di animali, soprattutto di cani e di gatti.

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