Il cane dentro o fuori casa?

Prima di ogni cosa dobbiamo decidere se vogliamo tenere il cane in giardino o in casa, perchè a seconda di ciò che decidiamo dovremo usare diverse accortezze nell’acquisto del necessario.

Ci tengo a ricordare che la scelta va fatta tenendo in considerazione le esigenze del cane e non solo le nostre! 

Se abbiamo scelto un cane a pelo raso, magari privo di sottopelo e viviamo in zone con inverni particolarmente rigidi non possiamo permetterci di tenere il cane fuori: magari da adulto, quando è nel pieno delle forze il nostro cane non avrà grossi problemi, ma da cucciolo o da anziano le cose si complicano e se teniamo alla salute del nostro amico e se non vogliamo spendere centinaia di euro dal veterinario ci conviene rassegnarci all’idea di dover tenere il cane in casa.

Ma questo non è certo l’unico caso in cui è indispensabile accogliere il cane tra le mura domestiche. Molto importante è anche il carattere del cane! 

Il cane vuole vivere a contatto col proprio branco

Prima però vorrei fare un’importante premessa: è sbagliato pensare che il cane debba stare fuori, in giardino perchè è “più naturale” o perchè il cane “soffre a stare in casa”! Anzi, è vero proprio il contrario: il cane è un animale sociale e la sua condizione naturale è quella di vivere a stretto contatto col proprio branco ovunque esso sia! E per il nostro cane il branco siamo noi, la sua famiglia: quindi, vista in un'”ottica canina”, nulla è più spontaneo e naturale di stare col proprio branco: il branco sta in casa? Allora per il cane è ovvio poter stare in casa. Spesso però non è così e il cane viene relegato in giardino, magari con la presunzione di fare il suo bene.

Se nonostante questo non ne volete sapere di fare stare il vostro cane con voi, almeno abbiate il buon senso di scegliere un cane piuttosto indipendente che tolleri un po’ di solitudine, scartando i cani troppo dipendenti e che necessitano di un continuo contatto fisico col padrone (soprattutto i molossi). 

Affiancategli un altro cane

Un altro sistema per fare sopportare meglio al cane questa situazione “innaturale” è quella di affiancargli un altro cane: in due faranno un piccolo “branco” e si troveranno più a loro agio.

Infine vorrei puntualizzare che le dimensioni del cane non sono un limite per la vita in casa: i molossi, ad esempio, pur essendo generalmente cani di notevoli dimensioni, vivono benissimo in casa: hanno bisogno della continua presenza del padrone da cui sono molto dipendenti e sono cani molto tranquilli che passano volentieri tutta la giornata ad oziare, per poi sgranchire le zampe durante le varie passeggiate. 

Quindi ancora una volta ciò che si deve attentamente valutare per soddisfare al meglio le esigenze del nostro cane è il carattere più che la morfologia.

Create al cane uno spazio tutto suo

Anche se il cane vivrà in casa è indispensabile creargli uno spazio tutto suo dove posso stare tranquillo senza venire disturbato. E’ fondamentale che il cane associ la propria cuccia a esperienze positive, che impari ad amare l’angolino che gli riserviamo e che capisca che lì nessuno lo infastidirà! Proprio per questo non si deve mai cacciare il cane in cuccia per punirlo: in questo modo assocerebbe la cuccia ad un evento spiacevole e non ci tornerebbe più volentieri.

Differenza tra il cane che vive all’aperto e il cane che vive in casa

A questo punto è necessario fare una distinzione tra il cane che vive all’aperto e quello che vive in casa: il primo non ha certo bisogno di una cuccia nel senso convenzionale del termine che è invece assolutamente necessaria per il secondo.

Casa: in commercio si trovano ceste di tutte le dimensioni, l’importante è che siano leggermente sollevate da terra e che non si ribaltino al primo movimento del cane. Potete tranquillamente scegliere tra quelle imbottite o quelle in pratica plastica (metterete voi una coperta). 

In commercio si trovano anche le brandine: alcuni cani le gradiscono molto, ma non sono stabili come le ceste e se il cane è un po’ maldestro possono ribaltarsi e spaventare il quattrozampe.

Una valida alternativa può essere il kennel (una gabbia usata per trasportare i cani) di opportune dimensioni (tale che il cane possa stare in piedi e girarsi agevolmente) in cui si può anche dare da mangiare al cane per aumentare al massimo le esperienze positive legate alla gabbia (che comunque no deve essere chiusa, ma deve proprio fungere da cuccia) e rendere quindi il cane più tranquillo anche quando il kennel sarà usato per viaggiare. 

Importante è anche scegliere il posto giusto in cui collocare la cuccia: un angolo caldo e asciutto, lontano dalle correnti d’aria e che non sia di continuo passaggio.

Fuori: se il cane vive fuori è necessario fornirgli una cuccia che possa ripararlo dal freddo, ma anche dal caldo, dovrà quindi essere ben coinbentata. Se avete praticità col fai da te non sarà difficile costruirla e probabilmente otterrete una cuccia migliore di quelle che si trovano solitamente in commercio. 

E’ bene che le dimensioni siano adatte perchè più è grande più è difficile da scaldare e da mantenere calda, ma deve comunque fare stare il cane comodo. Deve essere alzata da terra circa 5 cm per isolarla dall’umidità del terreno; le pareti (compresi tetto e pavimento) dovranno essere fatte da due strati di legno con in mezzo polisterolo o altro materiale isolante; il tetto, spiovente, deve sporgere 15-20 cm oltre l’entrata della cuccia, in modo da impedire alla pioggia di entrare nella cuccia; l’apertura non deve essere troppo grande ed è meglio porla nel fianco lungo della cuccia, in un lato così che il cane possa essere più riparato: eventualmente è possibile coprire l’apertura con un panno pesante fissato solo in alto che permetta al cane di entrare e uscire senza problemi ma che comunque da un buon riparo dall’aria esterna

Infine la collocazione: in un angolo asciutto, lontano dalle correnti e riparato dal vento in inverno e dal sole in estate. 

La cuccia così costruita e così posizionata sarà molto calda in inverno e incredibilmente fresca in estate!

Come dare da mangiare ai gatti

Foto di Didi S da Pixabay

La scelta di una corretta alimentazione per il nostro gatto è indispensabile per mantenerlo in buona forma il più a lungo possibile e anche se la spesa può sembrare eccessiva la si deve considerare un investimento per la salute del nostro amico: se si dovesse ammalare a causa di un’alimentazione squilibrata le spese a cui andremmo incontro ci farebbero ben presto rimpiangere di non averci pensato prima.

Le alternative tra cui scegliere sono due: alimentazione casalinga o quella industriale già pronta vediamo i vantaggi e gli svantaggi di entrambe.

Alimentazione casalinga: non è sicuramente la scelta più semplice, ma se fatta bene è la migliore. 

Oltre a richiedere un po’ tempo per la preparazione, necessita di una certa competenza per bilanciare al meglio tutti gli alimenti in modo da fornire al gatto ciò di qui ha bisogno nelle quantità corrette. Il fabbisogno del micio varia però molto a seconda dell’età, di dove vive (se fuori o in casa), dell’attività fisica che fa e dello stato di salute. Le variabili sono molte e non è quindi possibile fare un discorso generale. Per questo è bene che ne parliate col vostro veterinario che vi saprà indicare come preparare una dieta idonea al vostro gatto.

Cosa dare da mangiare ai gatti: consigli e errori da non fare

Assolutamente vietati gli scarti della vostra alimentazione!! Non danno al gatto ciò di cui ha bisogno e si creano gravi squilibri che a breve portano seri problemi. Altrettanto vietate improbabili diete vegane che nel gatto, carnivoro, possono portare gravissimi scompensi.

Alimentazione industriale: è sicuramente la più comoda e se si scelgono i prodotti giusti è un’alternativa valida. E’ importante orientarsi verso prodotti veramente buoni e non basare la scelta solo sul prezzo perchè è importante che il mangime sia di ottima qualità. 

Per accertarvene leggete attentamente gli ingredienti che sono elencati dal quello percentualmente più presente a quello meno: essendo il gatto un carnivoro la carne deve essere il primo ingrediente al quale, tra l’altro, non devono seguire una lunga lista di cereali di vario tipo, ed evitate i prodotti con diciture vaghe (che ad esempio non specificano i conservanti usati o che dicono solo che sono a norma di CEE oppure che non indicano la carne usata ma solo “carne e derivati”). 

Non è possibile dare indicazioni più dettagliate perchè ogni in commercio ci sono linee specifiche per le diverse esigenze dei nostri gatti (in base all’età, all’attività fisica ed allo stato di salute) e quindi i tenori analitici ideali variano tra un prodotto e l’altro (vedi anche “Veterinaria, alimentazione”). 

Se decidiamo di usare i cibi industriali possiamo scegliere tra il l’umido (scatolette) e secco (le crocchette): il primo è più caro, ma solitamente più appetibile, mentre il secondo è più economico, contribuisce a mantenere puliti i denti del nostro gatto, ma a lungo andare può provocare problemi ai reni dei nostri gatti, soprattutto se maschi e castrati. Tuttavia si trovano oggi in commercio croccantini specifici che salvaguardano la funzionalità renale.

Se il nostro gatto è malato o convalescente e necessita quindi di un’alimentazione mirata al problema può essere utile affidarsi all’alimentazione industriale perchè potrebbe essere troppo complesso preparare un adeguato cibo casalingo.

I gatti spesso sono di gusti difficili e quindi sarebbe bene abituarli sin da piccoli ad un’alimentazione varia così da non avere problemi in futuro semmai fosse necessario, ad esempio per un problema di salute, cambiare alimentazione.

Se il micio è già adulto inserite molto gradualmente nella sua abituale dieta alimenti nuovi (facendo attenzione a non squilibrare il tutto), prima in dosi impercettibili che poi, poco alla volta, saranno aumentate. E’ una cosa un po’ lunga e spesso perderete la pazienza, ma se sarete costanti vedrete i risultati.

Ciotole per gatti per dargli da mangiare nel modo più sicuro

In commercio si trovano ormai ciotole di tutti i tipi, di tutte le forme e di tutti i colori, ma vediamo a cosa dobbiamo prestare attenzione per scegliere le ciotole giuste.

Abbiamo bisogno di due ciotole: una per il cibo e l’altra per l’acqua che dovrà sempre essere lasciata a disposizione del nostro gatto. Se abbiamo intenzione di alimentare il nostro micio sia con l’umido che col secco potremmo prendere una ciotola in più: così da usarne una sempre per le crocchette e l’altra sempre per le scatolette.

Sono preferibili le ciotole in metallo perchè non consentono la formazione di muffe (che possono crearsi nella ciotola dell’acqua specialmente se si trova all’aperto) e sono più pratiche da pulire, soprattutto se il nostro micio mangia umido.

Le ciotole per l’umido è meglio che siano poco profonde (a mo’ di piattini) perchè alcuni mici non amano mangiare il cibo ammassato e dopo aver finito i bocconi più superficiali e di più semplice presa avanzano il fondo.

Per il secco invece è meglio che siano più profonde: i croccantini non si ammassano e sono sempre di facile presa. La ciotola con i bordi più alti sarà più capiente ed eviterà che il micio faccia uscire delle crocchette.

Anche la ciotola dell’acqua è bene che abbia alti bordi e che non sia facilmente rovesciabile (e quindi abbia i bordi inclinati).

Emobartonellosi: una malattia infettiva felina

Il parassita responsabile dell’emobartonellosi è Haemobartonella felis, un piccolo micoplasma che si lega ai globuli rossi.

Gli ultimi studi riconoscono due forme del parassita:

  • Mycoplasma haemofelis responsabile di forme più gravi di emobartonellosi
  • Mycoplasma haemominutum che causa forme più lievi

Epidemiologia

L’emobartonellosi è una patologia a diffusione mondiale ed i fattori di rischio sono legati principalmente al vettore che trasmette Haemobartonella felis al gatto: la pulce.

Gli animali più a rischio sono quindi quelli che vivono anche o esclusivamente all’aperto e che non effettuano profilassi contro gli ectoparassiti (antipulci).

Sebbene le pulci siano presenti tutto l’anno, trovando un habitat idoneo nelle nostre case riscaldate, sembra che l’emobartonellosi sia più frequente durante le stagioni calde.

Da segnalare inoltre una maggiore incidenza nei gatti con età compresa tra i 4 e gli 8 anni.

Patogenesi

I gatti si ammalano di emobartonellosi principalmente attraverso il morso delle pulci o, più raramente di altri parassiti ematofagi.

Tuttavia il contagio è possibile anche in caso di scambio di sangue con un micio infetto o, per un gattino, dalla madre infetta.

Riassumendo quindi, i gatti possono contrarre Haemobartonella felis:

  • attraverso le pulci
  • durante la gravidanza, per via transplacentare (il parassita attraversa la placenta e passa da mamma gatta a gattino)
  • durante il parto per contatto di sangue della madre infetta col sangue del gattino
  • durante l’allattamento
  • a causa di trasfusioni di sangue infetto

Le prime due o tre settimane dall’infezione sono asintomatiche: il gatto sta apparentemente bene.

Alcuni gatti riescono a rimanere in questa fase per molto tempo, anche per tutta la vita: nonostante si siano infestati con Haemobartonella felis non manifestano alcun problema. Sono per questo detti portatori sani.

Bisogna fare attenzione a questi gatti: è sempre consigliabile, prima di fare una trasfusione, assicurarsi, con appositi esami, che il donatore, anche se apparentemente sano, non sia in realtà un portatore.

La maggior parte dei gatti però non rimane asintomatica e, presto o tardi, svilupperà la malattia. A volte è necessario un fattore stressante, come  una malattia o un intervento chirurgico.

L’emobartonellosi inizia con una fase acuta caratterizzata da una grave anemia (diminuzione dei globuli rossi) che può anche portare a morte il gatto. I parassiti infatti si legano alla membrana dei globuli rossi, danneggiandoli e rendendoli così soggetti all’azione della milza che li distrugge.

Se l’animale non muore durante la fase acuta inizia la fase di guarigione nella quale i globuli rossi non vengono più alterati ed Haemobartonella felis viene imprigionato nella milza, senza tuttavia venire eliminato del tutto.

Nonostante il gatto cominci a stare meglio e  l’anemia a risolversi, il parassita è quindi ancora presente e può rimanere anche per anni. Fattori stressanti possono quindi causare un calo delle difese immunitarie del micio e una conseguente ricomparsa della fase acuta della malattia.

Inoltre quando il gatto è ancora infetto (ha ancora, nella milza, Haemobartonella felis), anche se apparentemente sta bene è comunque un portatore e può quindi infettare altri gatti.

Sintomi

La caratteristica più importante dell’emobartonellosi è una marcata anemia, tale da dare il nome alla patologia stessa, conosciuta anche come anemia infettiva felina.

I sintomi ad essa correlati sono piuttosto generici e, per questo, sono necessari altri esami collaterali per arrivare ad una diagnosi certa.

Il gatto presenterà quindi:

  • abbattimento
  • perdita d’appetito (anoressia)
  • perdita di peso
  • talvolta febbre
  • nei casi più gravi, difficoltà respiratorie con respirazione a bocca aperta e mucose bluastre (cianotiche)
  • aumento dei volume del fegato (epatomegalia), della milza (splenomegalia) e dei linfonodi (linfoadenomegalia)
  • mucose chiare o bluastre

Eventuali patologie concomitanti (FIV, FeLV,…) aggravano il quadro clinico.

Diagnosi

La sola visita generale non è sufficiente per fare diagnosi certa di emobartonellosi, anche se lo stile di vita del gatto (vita all’aperto e senza antipulci) e le mucose chiare possono cominciare a dare indizi importanti.

Il primo passo sarà quindi quello di effettuare un esame del sangue (emocromocitometrico) che ci rivelerà con certezza la presenta di una grave anemia.

Il volume dei globuli rossi rispetto a tutto il volume del sangue (ematocrito) (il sangue è costituito oltre che da globuli rossi anche da globuli bianchi, piastrine, proteine,…) appare molto diminuito: valori normali si aggirano attorno al 37%, ma in caso di anemia da emobartonellosi si può scendere addirittura sotto il 15% rendendo necessaria una trasfusione.

Il midollo rosso, deputato alla formazione di nuovi globuli rossi, cercherà quindi di compensare la grave anemia aumentando al massimo delle sue possibilità la formazione di nuovi globuli rossi. La situazione è talmente urgente che il midollo, per fare più in fretta, rilascerà nel sangue i globuli rossi ancora non completamente finiti (immaturi), che vengono detti reticolociti. Nell’esame del sangue i reticolociti, normalmente assenti, o quasi, appariranno molto aumentati, segno che il midollo sta reagendo per cercare di compensare l’anemia.

Dall’esame del sangue possiamo quindi avere la certezza che il nostro micio ha una grave anemia rigenerativa (il midollo lavora cioè per compensare la perdita di globuli rossi), segnalata da:

  • basso ematocrito
  • alto numero di reticolociti

Tuttavia questo non è ancora sufficiente per avere una diagnosi, perchè l’emobartonellosi non è l’unica malattia che causa anemia rigenerativa.

La diagnosi certa può quindi essere fatta in due modi:

  • Esame parassitologico diretto: consiste nel vedere le Haemobartonella felis attaccate ai globuli rossi. La tecnica è molto semplice: si preleva una goccia di sangue, si striscia un vetrino, lo si colora e lo si guarda al microscopio.
    Tuttavia, anche se il micio è infetto, non sempre si riesce a vedere il parassita al microscopio, quindi, mentre un positivo (vedo Haemobartonella felis) è sempre sicuro e mi da la certezza che il micio sia infetto, un negativo (non vedo Haemobartonella felis) non mi assicura che il micio sia sano: semplicemente potrei non aver preso la goccia di sangue giusta! Solo nel 40% dei casi riesco a vedere il parassita, nel 60% dei casi invece, nonostante il parassita sia presente, nonriesco a vederlo (falsi negativi)
    Visto il costo basso di questa tecnica conviene comunque fare un tentativo e, se dovesse risultare negativo, valutare allora la possibilità di utilizzare un esame più sensibile.
  • PCR: è in assoluto il metodo più sicuro per diagnosticare l’emobartonellosi, anche negli animali sani, ma portatori (quei gatti cioè che non hanno sintomi ma che hanno Haemobartonella felis).
    Consiste nella ricerca del DNA del parassita nel sangue del micio, è quindi sufficiente un semplice prelievo di sangue.
    E’ un’ottima tecnica che da risultati attendibili sia in caso di negativi, sia in caso di positivi.

Terapia

Prevenire l’emobartonellosi è relativamente semplice, ma molto importante vista la gravità della patologia e la difficoltà di eliminare definitivamente Haemobartonella felis una volta che il gatto si è infettato.

Per mettere il nostro micio al sicuro dobbiamo quindi:

  • Effettuare un trattamento antipulci TUTTO l’anno: le pulci in casa sopravvivono anche in inverno
  • Non fare riprodurre gatte infette, anche se portatrici sane: lo stress della gravidanza farà comparire i gravi sintomi dell’emobartonellosi e i gattini che nasceranno saranno infetti
  • In caso il nostro gatto necessiti di una trasfusione assicuriamoci che il donatore non sia infetto con Haemobartonella felis, anche se portatore sano (è quindi necessaria una PCR)

La terapia per l’emobartonellosi è a base di antibiotici: tetracicline o chinolonici.

Si riesce così a controllare i sintomi e a ridurre l’anemia, ma non a distruggere definitivamente Haemobartonella felis che rimane nell’organismo del micio anche se, temporaneamente, senza dare danni.

Il gatto sarà quindi apparentemente guarito, ma rimarrà un portatore e potrà sempre essere soggetto a ricadute: eventi stressanti (malattie, gravidanza, interventi chirurgici,…) faranno “risvegliare” il parassita e quindi riammalare il micio.

Alcuni gatti poi non rispondono nemmeno al trattamento e, nonostante gli antibiotici, non riescono a superare l’anemia ed il loro ematocrito (percentuale del volume dei globuli rossi sul volume totale del sangue) continua a rimanere basso.

Questi gatti sono di solito mici molto giovani, anziani o con altre malattie (per esempio la FeLV).  Per loro la guarigione può essere molto difficile e l’emobartonellosi può anche risultare fatale.

Per la stessa ragione i gatti infetti con Haemobartonella felis dovrebbero essere tenuti in casa, anche se apparentemente guariti. Questo per evitare che uscendo possano contrarre malattie immunodepressanti, come FeLV e FIV, e quindi avere delle gravi ricadute. Ricordiamo che anche se il micio guarisce, il parassita non viene eliminato!!

Durante la terapia con gli antibiotici va controllato l’ematocrito (esame del sangue) per assicurarsi che il micio stia rispondendo alla terapia.

Inoltre, se l’ematocrito è inferiore al 15% è necessario effettuare una trasfusione, assicurandosi di trovare un donatore sano!

Antilope: comportamento e habitat

Foto di Danèlle Visser da Pixabay

Con il generico nome di damalischi si raggruppano specie diverse di antilope delle savane d’Africa, dal Senegal all’Etiopia e dalla Somalia alla Rhodesia. Alcune specie di antilope sono nomadi, altre specie di antilope sono sedentarie; ma ogni antilope ha il muso lungo, garrese molto alto e treno posteriore più basso, caratteristiche che le imparentano tra loro e anche agli alcelafi. Non lontana dai branchi di bufali, riuniti in gruppi da 10 a 20 capi, l’antilope spicca sulla prateria verde o giallastra per le delicate sfumature del pelame lucente. Un particolare balza subito agli occhi: il profilo dell’antilope è nettamente discendente dalla testa alla radice della coda, a differenza del profilo sostanzialmente orizzontale della groppa di quasi tutti i quadrupedi. Sembra sempre che il l’antilope se ne stia con le zampe anteriori appoggiate su un rialzo del terreno. Fra le alte erbe della savana si stagliano chiari la testa ornata di corna a forma di lira con le estremità ripiegate leggermente all’indietro, il collo e il garrese color ocra. Chi provasse a mettersi seduto fra le alte erbe della savana del Serengeti, non ripeterebbe mai più l’esperimento. Inghiottito dal mare delle alte Graminacee, non riuscirebbe a vedere più nulla di quanto lo circonda. Rialzandosi si accorgerebbe che il suo campo visivo si allarga progressivamente per ogni centimetro che guadagna dal suolo. Ritto di nuovo in piedi, dominando dalla sua vantaggiosa posizione di Homo sapiens, si renderebbe conto di come, nelle pianure erbose, sia pericolosa la bassa statura, e il non poter sporgere la testa per scrutare l’orizzonte. In un mare d’erba dove strisciano leonesse e leopardi, gli animali vittime come, l’antilope, devono fare tutto il possibile per udire, fiutare e vedere intorno nel più ampio raggio. Non è possibile dire con esattezza se l’alto garrese e il collo stirato dell’antilope sia da mettere in relazione all’adattamento alle savane di erbe alte (in realtà, ogni volta che può, l’antilope si trasferisce nelle savane di erbe corte). E nemmeno se la posizione particolarmente alta degli occhi dell’antilope, che sembrano guardare dalla base stessa delle corna, sia in qua!che rapporto con la necessità di scoprire i predatori che si celano fra le èrbe alte. Ma non v’è dubbio che l’antilope è in grado di scorgere il leone prima e meglio degli animali di testa bassa, come per esempio lo gnu. Alla luce di queste considerazioni non sembra più tanto stravagante la buona antilope.

Le fasi della crescita di un cucciolo

I primi mesi di vita di un cane sono di fondamentale importanza perchè determinanti il suo comportamento ed equilibrio da adulto.

Durante le prime settimane il cucciolo è seguito dall’allevatore che dovrà sottoporlo ad una serie di stimoli che gli permetteranno di sviluppare appieno le proprie potenzialità e che gli insegneranno a rapportarsi correttamente con tutto ciò che lo circonda.

Dopo 60-80 giorni dalla nascita questo importante compito dovrà essere continuato dal nuovo proprietario che, soprattutto se alle prime armi, troverà questa sezione molto utile. Tuttavia è necessario precisare che le cinque fasi analizzate non sono così nettamente distinte come potrebbe sembrare: i passaggi sono graduali e i tempi delle diverse fasi possono variare parecchio a seconda delle razze considerate dei singoli individui.

Oltre a prestare molta attenzione allo sviluppo psichico del cucciolo, sarà necessario accertarsi di fornirgli una corretta alimentazione durante tutta la crescita per assicurargli un corretto sviluppo fisico che, soprattutto nei cani di grande taglia, è di massima importanza.

Prima settimana

  • Importantissimo curare molto l’igiene della cassetta e dei cuccioli: la femmina, se è una buona madre, vi alleggerirà parecchio il compito tenendo i cuccioli puliti: dopo ogni poppata inizierà a leccare la regione perineale di ogni cucciolo stimolandone così la minzione e la defecazione e mangiando quindi le loro feci.
  • Pesare i cuccioli quotidianamente: è importante tenere sotto controllo il peso dei cuccioli, per accertarsi che crescano correttamente e per abituarli ad essere manipolati sin dai primi giorni. Alla nascita, variazioni di peso di circa il  6 % tra i fratelli non sono rilevanti, ma cuccioli che pesano oltre il 24% meno dei fratelli potrebbero avere qualche problema.12 ore dopo la nascita si ha un lieve calo di peso fisiologico che in cuccioli di di circa 400 g è di pochi grammi
  • 24 ore dopo la nascita: il peso aumenta superando quello alla nascita, a meno che il calo fisiologico non sia stato molto consistente.
  • 36 ore dopo la nascita: il peso subisce un ulteriore aumento. Una diminuzione di peso potrebbe essere un campanello d’allarme.
  • Osservare i cuccioli appena nati ci può permettere di valutarne la vitalità (biotono): appena la madre libera il piccolo dalla placenta (vedi anche “Riproduzione, parto”) questo dovrebbe subito iniziare ad agitarsi per cercare la mammella dimostrando così un’ottima vitalità; se passa solo qualche momento prima che il cucciolo si metta alla ricerca del capezzolo si rientra ancora in una situazione di normalità; il cucciolo dimostra invece scarsa vitalità se non riesce a raggiungere la mammella o se, avendola trovata, non riesce comunque ad attaccarsi al capezzolo o se, dopo essersi attaccato, smette subito di succhiare.
    Dobbiamo però considerare anche la distanza del cucciolo dal capezzolo: un cucciolo potrebbe non riuscire a raggiungere la mammella, o comunque faticare di più o impiegare più tempo,  solo perchè è più lontano dalla mamma rispetto agli altri fratelli. Quindi per ottenere una valutazione più oggettiva della vitalità è opportuno appoggiare il cucciolo sulla schiena lontano da mamma e fratellini ed osservarne il comportamento: il piccolo deve subito rigirarsi sulla pancia e strisciare in tutte le direzioni facendo oscillare la testa sia in orizzontale sia in verticale per cercare la madre, deve essere  attratto dal calore ed allontanarsi dalle superfici fredde.
  • Se la cucciolata è di razza deve essere iscritta al LOI (Libro delle Origini Italiano) entro il 15° giorno dalla nascita dei cuccioli.

Seconda settimana

  • Pesare i cuccioli a giorni alterni e abituarli ad essere manipolati:
  • 9° giorno dopo la nascita: il peso dei cuccioli deve essere raddoppiato rispetto al peso alla nascita
  • 10°-15° giorno dalla nascita: gli occhi cominciano ad aprirsi, anche se ancora il cucciolo non è in grado di vedere. Per stimolare i recettori visivi è bene che i cuccioli siano tenuti in un posto luminoso e non sempre in penombra.
  • Se non si è già provveduto, ricordarsi di iscrivere la cucciolata al LOI

Comportamento

Il comportamento dei cuccioli rimane sostanzialmente analogo a quello della prima settimana: i cuccioli rimangono confinati nella cuccia sotto la vigilanza delle madre dormendo e succhiando il latte.

Cominciano però i primi tentativi di reggersi sulle zampe e i cuccioli non si limitano più a girare in tondo, ma riescono anche a indietreggiare e si iniziano a sentire i primi ringhi dei cuccioli.

Terza settimana

  • Continuare a pesare i cuccioli un paio di volte a settimana:
  • Tra 17°-23° giorno dalla nascita il peso del cucciolo deve essere quadruplicato.
  • Diventa sempre più importante abituare i cuccioli ad essere maneggiati in tranquillità: prendeteli in braccio, toccategli le zampe, le orecchie, la coda, il muso, palpeggiateli e premetegli delicatamente l’inguine, adagiatelo un un fianco o sulla schiena. E’ altresì importante che i cuccioli vengano toccati e maneggiati da persone di tutte le età e di entrambi i sessi.
  • I cuccioli cominciano, per la prima volta a sentire i rumori: per stimolare i recettori uditivi e per abituare i cuccioli bisogna rendere loro familiari i più comuni rumori che incontreranno crescendo; per esempio la voce degli umani, la televisione, il campanello della porta o il telefono,l’aspirapolvere, le auto,… è per questo che è di massima importanza che i cuccioli crescano in un ambiente stimolante!
  • Analogamente per stimolare i recettori visivi i cuccioli devono crescere in ambienti luminosi e non in stanze buie o sempre in penombra.
  • I cuccioli cominciano a voler curiosare: permettetegli di fare più esperienze possibili e armatevi di tanta pazienza: sta per iniziare il periodo decisamente più impegnativo per l’allevatore!
  • 15°-20° giorno: sverminare la mamma e i cuccioli.
  • 15° giorno: i cuccioli devono essere stati iscritti al LOI.

Evoluzione dei sensi

  • 16°-18° giorno: i cuccioli cominciano a sentire gli odori
  • 15°-17° giorno: le orecchie si sturano, ma l’udito si sviluppa completamente dopo il 21° giorno
  • 21° giorno: i cuccioli cominciano a vedere ed a orientarsi per mezzo della vista
  • 3°-5° settimana: spuntano i primi denti da latte: i canini
  • Inizia la stazione quadrupedale

Comportamento

L’evoluzione dei sensi stimola la curiosità del cucciolo che quindi inizia ad esplorare l’ambiente circostante. Inoltre per la prima volta comincia ad interagire col i fratelli mostrandosi amichevole, leccandoli e iniziando a scodinzolare e ad accennare i giochi di lotta.

4 – 7 settimana

  • 21°-25° giorno: iniziare lo svezzamento integrando l’alimentazione materna con latte vaccino intero con crocchette per cuccioli (mi raccomando che siano di OTTIMA qualità) frullate. Progressivamente si aumenterà la porzione delle crocchette sino ad azzerare la quota di latte alla 7° settimana.
  • 4° settimana: sverminare i cuccioli e la mamma.
  • Inizia l’imprinting: uno dei periodi più importanti nella la formazione del carattere del cane perchè tutte le esperienze che il cucciolo farà si fisseranno indelebili nella sua memoria e condizioneranno per sempre il suo comportamento e il suo equilibrio. E’ quindi fondamentale introdurre i cuccioli nell’ambiente familiare lasciandolo toccare anche da estranei di tutte le età, continuate a maneggiarlo, prendetelo in braccio almeno una volta al giorno ed abituatelo a sopportare anche rumori molesti (aspirapolvere, televisione,…).
    E’ bene che in questo periodo familiarizzi anche con altri animali e che continuiate a sottoporlo a stimoli uditivi e visivi adeguati.
  • E’ anche importante incoraggiare l’esplorazione dell’ambiente esterno, permettergli di affrontare situazioni nuove, stimolati e assolutamente positive: è fondamentale che il cucciolo non si scoraggi e non si traumatizzi.
  • 6° settimana: sverminare i cuccioli e la mamma.

Evoluzione dei sensi

  • Inizia la deambulazione.
  • 4° settimana: è completato lo sviluppo della retina.
  • 4°-6° settimana: spuntano gli incisivi e i premolari

Comportamento

I cuccioli diventano sempre più attivi, dormono sempre meno e giocano sempre di più, si allontanano dalla cuccia e sono sempre più curiosi.

Cominciano a diventare davvero importanti le interazioni coi fratelli e con la madre, per questo compaiono le tipiche posture ed espressioni di dominanza e sottomissione e si iniziano a sentire le prime vocalizzazioni: abbai e ringhi accompagnano i momenti di gioco.

8-12 settimana

  • 50° giorno: il cucciolo deve essere completamente svezzato.
  • 60° giorno: finalmente possiamo portare il nostro cucciolo a casa!! Spesso i proprietari inesperti non capiscono l’importanza di aspettare il compimento dei due mesi prima di separare il cucciolo da mamma e fratellini e fanno pressioni sull’allevatore per anticipare questo momento.
    Ovviamente un allevatore serio non cederà alle vostre richieste perchè sa bene che è proprio durante questi primi mesi che il cucciolo impara le regole fondamentali del vivere “da cane”: la madre insegnerà ai cuccioli il “linguaggio dei cani” (cosa che certo non potreste fare voi!) rendendoli così in grado di comunicare con i propri conspecifici, di capire i segnali di dominanza e di sottomissione (vedi “Gerarchia”), di distinguere i segnali di gioco da quelli di minaccia e così via. Infatti molti cani litigiosi sono tali proprio perchè sono stati privati di questi importanti insegnamenti e non sanno quindi interpretare i segnali degli altri cani.
    Altrettanto importante è il gioco con i fratelli che insegnerà al cucciolo a rapportarsi con gli altri cani, a capire i propri limiti e a riconoscere la superiorità di chi è più forte evitando inutili scontri, capirà che mordendo può far male suscitando il disappunto del malcapitato fratello e così imparerà a dosare la propria forza a seconda della situazione in cui si trova, anche quando gioca con gli umani.
    Inoltre i cuccioli maschi che vengono allontanati troppo presto dai fratelli avranno comportamenti sessuali anomali: non avendo imparato da cuccioli a relazionarsi correttamente con le sorelle, da adulti potrebbero dimostrarsi indifferenti alle femmine in calore o non essere comunque in grado di accoppiarsi.
    Insomma per dirla in una parola tutte queste esperienze sono INDISPENSABILI per l’equilibrio del nostro cane: non abbiate la presunzione di pensare di potervi sostituire a mamma e fratelli, pregiudichereste per sempre il carattere del vostro cane perchè le esperienze dei primi due mesi sono insostituibili.
  • Non appena il cucciolo entra nella sua nuova casa dovranno essere stabilite delleregole chiare e inflessibili che NON dovranno cambiare per tutta la vita del cane. Quindi se decidete di permettergli di salire sul divano sappiate che dovrete permetterglielo anche quando sarà un adulto di 30 kg, se gli permettete di dormire nella vostra camera perchè è un tenero cucciolo spaurito non potrete cambiare idea quando diventerà adulto! Le regole vanno fissate una volta per sempre! COERENZA: è questa la cosa in assoluto più importante nell’educazione di un cane, cucciolo o adulto che sia (per saperne di più su come educare il tuo cucciolo vedi “educazione”).
  • Si deve iniziare ad abituare il cucciolo al collare, insegnargli la condotta al guinzaglio e i più semplici comandi base.
  • In queste settimane i cuccioli attraversano un periodo particolarmente delicato detto “della paura” in cui un fatto traumatico o molto stressante può provocare nel cane un senso di insicurezza o di paura anche per tutta la vita. E’ quindi importante continuare a fargli fare il maggior numero di esperienze possibili, ma accertandosi che siano positive e incoraggianti per il cucciolo.
  • E’ necessario continuare a maneggiare i cuccioli ed iniziare quelle pratiche di pulizia quotidiana che lo accompagneranno per tutta la vita: pulizia delle orecchie, dei denti, accorciamento degli speroni (vedi “igiene”),…

Comportamento

Le interazioni sociali, con cani, con altri animali e con le persone, diventano sempre più importanti per il cucciolo: tutto ora è affrontato giocando. E’ attraverso il gioco che il cucciolo impara a rapportarsi col resto del mondo, che impara come comportarsi, come comunicare e che comincia a riconoscere i propri limiti e a scoprire le proprie potenzialità. E’ ancora attraverso il gioco che si instaura una profonda coesione sociale col nuovo gruppo e che successivamente si stabiliranno le gerarchie.

13-16 settimana

  • Il cucciolo deve conoscere il significato della parola “no“, il suo nome e rispondere prontamente al richiamo (vedi “educazione”).

Comportamento

A quest’età i cuccioli stabiliscono le gerarchie: giocando con altri cuccioli capiscono che posizione devono occupare all’interno del branco.

E si stabiliscono le gerarchie anche nei confronti degli umani del branco: dovremo quindi dimostrare al cucciolo di essere in grado di guidare il branco (cioè la famiglia, cane compreso), di essere persone coerenti e sicure di sè nelle quali in cucciolo può riporre tutta la propria fiducia, perchè noi sapremo sempre fare le scelte giuste. Già perchè imporsi come superiori gerarchici non significa essere brutali o violenti: significa essere calmi, padroni di sè e coerenti (per saperne di più vedi “organizzazione sociale”).

4-6 mese

Cosa fare

  • E’ il momento ideale per iniziare ad addestrare il cane (vedi “Addestramento”)

Evoluzione dei sensi

  • 22° settimana: il sistema nervoso è ora completo
  • 3°-5° mese: sostituzione degli incisivi
  • 4°-7° mese: spuntano i molari
  • 5°-7° mese: sostituzione dei canini e dei premolari

Comportamento

Il cucciolo si sente parte del branco: è molto interessato a qualsiasi attività che gli permetta di collaborare con gli membri e per questo è particolarmente recettivo, impara velocemente e con interesse e imita il comportamento degli adulti.

I cani che non sono stati correttamente socializzati nei mesi precedenti sono ora meno adattabili e si dimostrano insicuri se posti davanti a situazioni nuove e impreviste. I cuccioli che hanno invece avuto le giuste stimolazioni sono amichevoli e curiosi, aperti ad ogni nuova esperienza.

7-24 mesi

Sviluppo fisico

  • sino all’8° mese: accrescimento scheletrico: il cucciolo aumenta le proprie dimensioni (per le diverse razze la durata dell’accrescimento scheletrico può subire notevoli variazioni: generalmente le razze più piccole raggiungono prima la statura dell’adulto, quelle giganti dopo).
  • sino al 12°-15° mese: accrescimento muscolare: il cane completa lo sviluppo fisico assumendo l’aspetto tipico degli adulti della razza (la taglia della razza fa variare notevolmente l’età del completo sviluppo fisico)

Comportamento

Il cucciolo raggiunge in questi mesi la maturità sessuale che cambierà notevolmente il suo comportamento specialmente nei confronti degli altri cani.

Durante i primi mesi di questa fase il cane sarà più disubbidiente del solito, subirà una sorta di regressione nell’addestramento e tenterà di sfidare gli altri membri del branco (anche umani), soprattutto se non li riterrà dei validi capi. Insomma il cucciolo sta cercando di capire che posizione occupa e se può, o deve, assumere il controllo del branco.

Nella femmina il raggiungimento della maturità sessuale è segnato dal primo estro che dura circa 2-3 settimane ed è solitamente ben riconoscibile per cambiamenti fisici e caratteriali della cagna (vedi “riproduzione”).

Nel maschio il raggiungimento della maturità sessuale non è altrettanto evidente, se non per le modificazioni comportamentali: diventa più aggressivo con gli altri maschi, alza la zampa per urinare, comincia ad interessarsi alle femmine in calore ed è in grado di accoppiarsi. Inoltre il maschio, soprattutto nelle razze con forte dimorfismo sessuale (differenza morfologica tra i due sessi), diventa più massiccio delle femmine.

Insomma è un periodo critico e delicato che deve essere affrontato con pazienza e determinazione, cercando di non commettere errori perchè questa fase passerà e se non avremo saputo affrontarla nel migliore dei modi ci troveremo di fronte nuovi problemi.

6 motivi per avere un cane

Spesso quando si decide di arricchire la propria vita con la compagnia di un animale viene subito in mente un cane, ma è sempre la scelta giusta? Il cane è un animale versatile che si adatta alle situazioni più disparate, ma è un animale sociale con precise esigenze che è bene conoscere e valutare attentamente.

Il cane è sicuramente in grado di dare  tantissimo agli umani con cui vive, ma è anche uno degli animali che richiede più tempo e attenzioni, quindi non adatto a tutte le situazioni.

Analizziamo quindi ciò di cui ogni cane ha bisogno in termini di costi, ma soprattutto di tempo per capire se il cane è davvero il pet giusto per noi!

Probabilmente la maggior parte delle persone che decide di prendere un cane lo fa “solo” per il piacere di avere accanto un compagno straordinario, per avere qualcuno sempre vicino, per avere una scusa per fare due passi, per avere occasione di scambiare quattro chiacchiere al parco con chi condivide la stessa esperienza, insomma, come si dice, per compagnia.

Il cane è un animale molto sociale

Ed effettivamente un cane può fare davvero una grande compagnia: è un animale molto sociale e, come tale, è lui il primo ad odiare la solitudine. Ricerca quindi la presenza dell’umano di riferimento (il padrone) e spesso ama il contatto fisico.

Sebbene ogni cane possa assolvere questa importante funzione, ci sono razze selezionate appositamente per essere eccellenti cani da compagnia tanto da essere spesso definiti cani da grembo: tranquilli, affettuosi, puliti, attenti e concentrati sul padrone, sono di solito di piccola taglia e spesso hanno sontuosi mantelli, ma ce ne sono anche di taglie maggiori e con ogni tipo di pelo, insomma ce n’è per tutti i gusti.

Per la taglia contenuta possono seguire il padrone ovunque ed essere agevolmente presi in braccio: insomma sono ideali per chiunque voglia un compagno presente, affettuoso e discreto con cui condividere ogni momento della giornata.

Sono perfetti per gli anziani

Perfetti anche per gli anziani: fanno tanta compagnia e riempiono la giornata, non hanno bisogno di camminare per ore per star bene, ne hanno inesauribili energie da consumare, ma devono essere nutriti, spazzolati, portati a spasso e… oziare a lungo sulle gambe dell’amato padrone.

Il cane non è certo l’unico animale da compagnia: anche il gatto, per citare il più noto, è uno straordinario animale da compagnia. 

Il cane fa per te se hai tanto tempo a disposizione

Se si ha tanto tempo a disposizione e lo si vuole dedicare al proprio pet, se si ama passeggiare, stare in compagnia, all’aria aperta il cane da sicuramente più spunti per assecondare queste inclinazioni, ma se si ha poco tempo, si è spesso fuori casa e non si ha la possibilità di portarsi dietro il proprio cane, o semplicemente non vi alletta l’idea di uscire fuori in pieno inverno, magari con la pioggia, per tre volte al giorno, ma preferite oziare sul divano davanti a un bel camino acceso forse l’animale che fa per voi è proprio un gatto.

Da quando è iniziata la convivenza tra uomo e cane entrambi ne hanno sempre tratto un reciproco vantaggio. Abbiamo così iniziato a selezionare i cani che meglio potevano aiutarci nelle nostre attività: caccia, pesca, guardia della proprietà e difesa personale, trasporto, conduzione e difesa dei greggi.

Sono animali molto attivi

La maggior parte dei cani sono stati quindi selezionati per svolgere uno specifico compito e, anche se oggi spesso il loro aiuto non è più realmente necessario, non dovremmo mai scordare che questi cani sono comunque cani da lavoro. Sono quindi cani che hanno molto attivi che hanno bisogno di lavorare anche e soprattutto mentalmente.

Ovviamente tra le diverse razze da lavoro ci sono notevoli differenze e le esigenze dei cani cambiano quindi moltissimo, ma dovremo valutarle molto attentamente prima di scegliere o potremmo avere problemi di convivenza.

Se si vuole lavorare col proprio cane è ovviamente a questi soggetti che dobbiamo volgere la nostra attenzione. Per lavoro intendo fondamentalmente l’attività sportiva, agonistica e non, col proprio cane, perchè il lavoro vero e proprio è ormai piuttosto raro. Rimangono infatti alcuni cani da caccia che ancora sono effettivamente usati per la loro originaria funzione, pochissimi cani da pastore e altre rare eccezioni.

Se si vuole lavorare con un animale le alternative sono effettivamente poche: o si lavora con i cani o con i cavalli. La scelta in ogni caso deve tenere presente le esigenze dell’animale scelto ancor prima del lavoro che si intende svolgere. 

E le esigenze sono chiaramente molto diverse.

Un cane costa caro ma dà tante soddisfazioni

Un fattore sicuramente da non sottovalutare è quello economico: mantenere un cane, ahimè, costa e anche caro! Le spese poi diventano tanto più rilevanti quanto l’animale è di taglia maggiore e non solo per l’alimentazione, ma anche per le spese veterinarie (ad esempio per gli antiparassitari o la profilassi della filaria).

Alimentazione, visite veterinarie, vaccinazioni, antiparassitari, antipappataci, profilassi della filaria, test per la filaria e per la leishmania sono spese annuali alle quali vanno poi aggiunte quelle extra: esami delle feci, sverminazioni, sterilizzazioni, antibiotici, interventi d’urgenza per citarne alcune. Tutte cose parecchio costose e assolutamente irrinunciabili.

Inoltre se il cane è di razza c’è la spesa iniziale per l’acquisto del cucciolo a cui far fronte.

Eppure le soddisfazioni che un cane può dare sono infinite.

Il fattore “tempo” è sicuramente determinante per stabilire se davvero il cane è il pet giusto per noi. 

Ricordiamo che il cane è un animale sociale e come tale ha bisogno di compagnia: lasciarlo 8 ore a casa da solo significa renderlo infelice e frustrato oltre che distruttivo.

Quindi se per motivi di lavoro, o per qualunque altra ragione, mancate da casa per più di 8 ore al giorno (indicativamente) forse è meglio che vi orientiate verso un altro pet, un gatto, per esempio.

E’ importante però capire che il tempo trascorso col proprio cane va valutato oltre che quantitativamente anche qualitativamente: è necessario che dedichiate al vostro cane almeno qualche ora della vostra giornata per giocare, passeggiare o lavorare, insomma dovete impegnarlo, fisicamente e mentalmente, perchè abbia le giuste valvole di sfogo.

Gestione di un cane

Quindi oltre ad avere sufficiente tempo da dedicargli dovrete avere anche voglia di impegnarvi quotidianamentecol vostro cane. L’impegno in termini di lavoro o passeggiate varia ovviamente anche in funzione del cane che scegliete: se è una razza da compagnia l’impegno richiesto è minore, se è una razza da lavoro molto attiva l’impegno sarà decisamente superiore.

Inoltre se è un cane a pelo lungo dovrete anche mettere in conto la toeletta che per certe razze richiede davvero molto tempo, soprattutto se intendete partecipare alle esposizioni.

Decidere di convivere con un cane porta necessariamente a scendere a compromessi: meglio preventivare anche questo!

In casa non ci saranno più ordine e pulizia a cui eravate abituati: anche scegliendo cani a pelo duro o cordonato qualche pelo in giro lo troverete, oddio nulla di insopportabile, ma meglio saperlo prima. 

In realtà un cane sano, ben curato e toelettato non provocherà grandi sconvolgimenti da questo punto di vista.

Da considerare invece con più attenzione la questione vacanze: non potrete più permettervi di partire all’avventura: sarà bene accertarsi che l’hotel scelto accetti i cani e che permetta loro di accedere alla camera o di trovare una valida pensione o un amico o parente a cui affidare il quattrozampe durante le vacanze.

Le spiagge inoltre sono quasi sempre off limits per i cani, quelle che accettano i nostri amici sono davvero poche. Le piste da scii per ovvie ragioni non sono il posto più adatto per far fare una passeggiata ai cani. E musei e reperti archeologici spesso non consentono l’accesso ai cani.

I mezzi di trasporto certo non facilitano chi vuole portare con se il proprio cane, soprattutto se è di taglia medio-grande. Anche da questo punto di vista è importante informarsi bene prima di partire.

Insomma le vacanze dovranno essere ben pianificate se volete viaggiare con cane a seguito e comunque dovrete in ogni caso trovargli una idonea sistemazione.

Gatto sacro di Birmania: caratteristiche, storia e prezzi

Foto di Manfred Antranias Zimmer da Pixabay

Il gatto sacro di Birmania è una razza felina dalla taglia medio-grande, è muscoloso e ben proporzionato. La testa è tonda e robusta, ha le guance piene, il naso corto e gli occhi ben distanziati.

Il pelo è corto sul muso ma lungo e setoso sul corpo, si nota l’assenza del sottopelo che rende più semplice la toelettatura. La caratteristica speciale dei Birmani sono i piedi bianchi, chiamati “guantaggio”, sia dei piedi anteriori sia di quelli posteriori.Questi guanti devono essere bianco assolutamente puro. Devono fermarsi all’articolazione ovvero al passaggio tra dita e metacarpi, al di sopra dei quali non devono estendersi.

Storia del gatto sacro di Birmania

Secondo la leggenda il birmano discende da una antica popolazione di gatti sacri ospiti nel tempio di Lao-Tsunin, si racconta che durante un assedio il gran sacerdote Kittah Munh-Ha venne ferito a morte da un bandito.

Il suo fedele gatto Sinh si accucciò sull’uomo morente rivolgendo lo sguardo alla divinità protettrice del tempio: Tsun-Kyan-Kse, rappresentata da un statua dorata con gli occhi di zaffiro, mentre i gatto fissava la statua della dea, il suo manto prese una calda sfumatura dorata, gli occhi blu e quando si voltò verso la porta del tempio le sue estremità diventarono marroni, con l’eccezione dei piedini che ancora appoggiavano sul sacerdote che rimasero candidi e bianchi in segno di purezza.

I monaci corsero a chiudere le porte guidati dallo sguardo addolorato di Sinh, che rimase col sacerdote morente senza abbandonarlo e morì sette giorni dopo assieme all’amato amico…quando i monaci si riunirono per eleggere un nuovo capo spirituale, accorsero anche gli altri gatti e tutti avevano preso le sembianza di Sinh.

Il gatto sacro di birmania compare in Europa nel 1919 portato in Francia dal miliardario Americano Cornelius Vanderbilt che ne aveva acquistata una coppia durante uno dei suoi esotici viaggi…il maschio non sopravvisse al lungo viaggio ma la sua compagna Sita era incinta e possiamo dire che i suoi figli furono i capostipiti degli attuali birmani europei.

Il birmano viene iscritto nel Libro delle origini francese già nel 1925 ma fino agli anni 30 di questa splendida razza si sente parlare poco, fino agli anni ’30 quando la Principessa di Hohenlohe ne acquista un esemplare ad un’esposizione felina a Parigi…e la notorietà del Birmano forse inizia da lì…

Gatto sacro di Birmania: caratteristiche

Il gatto sacro di Birmania è  mediamente vivace, molto socievole sia con gli umani che con gli altri gatti e poco aggressivo.

Non ama i rumori forti, invece ama molto la presenza del padrone, in caso il suo amico umano si dovesse assentare da casa lungo tempo è consigliabile prendere un compagno per il Sacro di Birmania che in caso contrario potrebbe soffrire di solitudine.E’ molto affettuoso e ubbidiente, da cucciolo vivacissimo si calma nell’età adulta diventando un compagno ideale sia per anziani che per bambini.

Si adatta perfettamente alla vita d’appartamento, se acquistato presso un allevamento di solito è già abituato a stare in appartamento, per cui non ci sarà nessun problema di adattamento, di solito i cuccioli sono già avvezzi a vedere fili elettrici, aspirapolvere, ecc. normalmente i cuccioli sono già educati all’uso della cassettina igienica.

I cuccioli, come già anticipato, nascono completamente bianchi, e col passare dei giorni iniziano a colorarsi un pochino, si colorano prima i cuccioli coi colori più scuri come il seal, ed il seal tabby, i lilac, lilac tabby, red o cream sono gli ultimi a colorarsi, pertanto alla nascita è difficilissimo dire di che colore sono i neonati, serve tempo e pazienza.

I cuccioli alla nascita pesano in media dagli 80gr. ai 100 gr. con tutte le eccezioni del caso.

Il periodo di gestazione dura circa 66 giorni con le varianti tipiche ovvero esistono gravidanze che durano anche 59 gg. Ed altre che possono arrivare anche fino a 74 gg. Solitamente i cuccioli nati prima dei 59 gg. Di gestazione non sopravvivono. 

Le femmine solitamente possono riprodurre fino ai 7- 9 anni circa.

I cuccioli aprono gli occhietti a 10-11 giorni di vita circa anche se la loro vista a quell’età è ancora un po’ annebbiata, e vedono soltanto ombre, è importante nei primi giorni avere l’accortezza di non esporli a fonti di luce troppo intensa.

A 20 giorni iniziano a muovere i primi passi…e tutta la crescita è uno spettacolo.

Solitamente i cuccioli vengono ceduti a 3 mesi d’età in modo che il cucciolo possa essere svezzatocorrettamente, abbia ricevuto le due vaccinazioni e ultimo ma non ultimo il suo carattere abbia potuto formarsi serenamente. 

Un distacco troppo prematuro dalla madre e dai fratellini e sorelline infatti potrebbe essere deleterio e causare disturbi comportamentali nel gattino.

Gatto sacro di Birmania: prezzi

Per chi cerca un cucciolo Sacro di Birmania è importante richiedere SEMPRE il pedigree del cucciolo, in quanto solitamente le associazioni più serie ammettono solo 3 cucciolate per ogni “mamma gatta” nell’arco di due anni, se la gattina viene fatta riprodurre più spesso che succede? L’associazione non rilascia il pedegree, per cui per evitare lo sfruttamento della gatte richiedete sempre il pedegree del vostro cucciolo e non acquistate cuccioli con meno di 84 giorni d’età e che non abbiano ricevuto ENTRAMBE le vaccinazioni obbligatorie!

I prezzi indicativi dei cuccioli sono dai 600 ai 1.000,00 – 1.200,00 euro.

Devon Rex: carattere e origini

Il Devon Rex è una razza felina dalla pelliccia molto folta, le orecchie lunghe e il muso corto. Di taglia media, il maschio pesa 3,5-4 kg mentre la femmina 2,5-3,5 kg. Nonostante possa sembrare piuttosto minuto e fragile a causa del pelo rado è in realtà forte e robusto, con una solida struttura muscolare. Il torace ampio, la coda e il collo sottili e lunghi caratterizzano la figura snella del Devon Rex che quindi risulta molto slanciato. La testa, di notevoli dimensioni, è corta e cuneiforme con zigomi prominenti e stop marcato. La fronte è bombata e si incurva verso il cranio piatto. Gli occhi sono molto grandi, di forma ovale e ben distanziati l’uno dall’altro. Insieme alle orecchie contribuiscono a conferire al Devon Rex il caratteristico aspetto da folletto di questo gatto.

All’origine del pelo riccioluto della razza c’è un mutazione spontanea del gene “re” che modifica i tre tipi di pelo accorciandoli e arricciandoli, ma comunque mantenendoli tutti e tre. 

Diversamente, nel Cornish Rex il gene “r”, responsabile del particolare manto di questo gatto, elimina il pelo di protezione e crea ricci meno larghi di quanto non faccia il gene “re”.

Ciò che invece accomuna questi due geni è che sono entrambi recessivi: questo significa che dall’accoppiamento tra un Devon (o un Cornish) e un qualsiasi altro gatto (purchè non abbia avuto antenati Devon, o Cornish se consideriamo la mutazione “r”) non nasceranno mai, in prima generazione, gattini col tipico manto riccioluto e morbido del Devon (o col tipico manto del Cornish), ma avranno tutti un mantello normale.

Devon Rex: carattere e aspetti della personalità


Devoto e fedele come un cane, non può fare a meno di stare accanto al suo amato padrone con cui vive in simbiosi. Non gli basta però la sua presenza, ma ne ricerca morbosamente il contatto fisico, seguendolo in ogni minimo spostamento e controllandone ogni attività, magari standosene accovacciato su una sua spalla o comodamente avvolto attorno al suo collo.

Il Devon rex è molto socievole, non solo con le persone, ma anche con i suoi simili ed addirittura con i cani ed altri animali domestici di cui, in assenza del padrone apprezza la compagnia. Questo a testimonianza del suo odio per la solitudine, condizione nella quale si intristisce soffrendo moltissimo. Non può quindi fare a meno della compagnia, soprattutto quella degli amici umani, verso i quali esprimerà ossessivamente la sua soffocante affettuosità, mostrandosi sempre molto dipendente ed appiccicoso.

La sua continua ricerca del contatto fisico è anche dovuta al suo bisogno di calore, motivo per cui adora dormire sotto le coperte.

Questo non ci deve far pensare che il Devon Rex sia apatico: è molto attivo e curioso: sempre vigile e attento, tiene tutto sotto controllo, anche grazie al suo udito, particolarmente sviluppato e sensibile, per compensare la ridotta funzionalità delle vibrisse, corte ed arricciate.

Infatti, anche se è stato definito “gatto da grembo“, non dobbiamo considerarlo un peluches: è un micio con una spiccata personalità che certo non passerà inosservata. Come ogni gatto che si rispetti, anche il Devon Rex ha bisogno dei suoi momenti di libertà e di gioco, magari da condividere sempre col suo migliore amico.

E’ un gatto vitale, che ama giocare, ma non da solo: cerca sempre di coinvolgere il padrone, invitandolo a tirargli un oggetto, che puntualmente gli riporterà indietro, speranzoso in un nuovo lancio. Spesso, inoltre, nasconde i suoi giochi, che quando vorrà riutilizzare, riprenderà senza difficoltà, grazie alla spiccata memoria e all’intelligenza, superiore alla media, che lo rendono in grado di imparare trucchi e nuovi giochi.

Credo sia ormai chiaro che il Devon Rex è un gatto davvero unico, diverso da tutti gli altri, che non ha eguali nel mondo felino: è quindi necessario riflettere attentamente prima di fare il grande passo e decidere di accogliere un micio di questa razza che richiede molte più attenzioni di un qualsiasi altro gatto.Non è quindi un gatto per tutti: valutate bene se potrete davvero soddisfare le richieste di attenzione di un Devon Rex prima di acquistarne uno o trasformerete questo splendido micio il un gatto triste e solo.

Il suo padrone deve trascorrere molte ore a casa ed avere tempo da dedicare al suo Devon che, soffrendo moltissimo la solitudine, ha bisogno di una compagnia continua, che, come già ho avuto modo di ricordare, non si esaurisce in una semplice presenza dell’amico umano, ma necessita di uno stretto contatto fisico, per cui il Devon non è adatto a chi non ama accarezzare e tenere in grembo il proprio gatto.

E’ un micio molto sensibile che necessita di un padrone altrettanto dolce e che, possibilmente, abbia già avuto esperienze con gli animali. grazie alla sua tenerezza  ed alla sua socievolezza, non solo convive felicemente con altri animali domestici, gatti compresi, ma è un piacevole ed allegro compagno per anziani e bambini.

Il padrone ideale del Devon Rex

Il padrone ideale è insomma una persona sensibile, che sappia trattare il suo Devon con dolcezza e che gli si rivolga con tono dolce e pacato, perché le urla lo spaventano, ma soprattutto una persona desiderosa di stare letteralmente appiccicata al suo micio.

Per quanto riguarda l’abitazione, invece, il Devon Rex non ha esigenze particolari e si trova bene ovunque. Essendo un gatto adatto alla vita casalinga e decisamente abitudinario, non ha grandi necessità e anche un piccolo appartamento, purché ben riscaldato, è perfetto.

Quindi quello che è davvero importante per un Devon Rex (ma comunque in generale un po’ per tutti i gatti) non è tanto la casa in se, ma il compagno con cui vivrà e l’ambiente che questo saprà creare.

Cure e malattie

Il Devon Rex non necessita di molte cure e mantenerlo sano e in ordine richiede davvero un impegno minimo alla portata di tutti.

Il suo bel mantello, per quanto sia originale, non necessita di particolari cure: è sufficiente una saltuaria spazzolatura per eliminare i peli morti, che sono comunque pochi, dato che anche in periodo di muta non perde molto pelo. Per valorizzare i bei ricci basterà frizionarli con un panno umido, mentre il bagno, anche se il Devon Rex mostra di gradire l’acqua, è da riservare solo a casi di reale necessità, per evitare di alterare la naturale protezione della cute e del mantello che, in tal caso, si mostrerebbe secco e opaco. Sarà comunque bene usare degli appositi shampoo delicati, che rispettino il pH del gatto, che è diverso da quello delle persone.

Le orecchie, avendo poca peluria di protezione, richiedono, invece, qualche attenzione in più: sarà utile rimuovere gli accumuli di cerume con apposite soluzioni detergenti, in modo tale da mantenere le enormi orecchie sempre pulite ed evitare così fastidiose infiammazioni.

Come ho già avuto modo di ricordare, il Devon Rex soffre il freddo e deve quindi essere tenuto al caldo, lontano da correnti d’aria e si dovranno evitare anche improvvisi sbalzi di temperatura, specialmente nei cuccioli.Il Devon Rex ha un robusto appetito, per cui, se non si presta attenzione all’alimentazione, rischia di ingrassare, il che è da evitare per non andare incontro a svariati problemi. Si dovrà, inoltre, avere un occhio di riguardo nei confronti degli animali sterilizzati che aumentano di peso più facilmente ed ai quali è bene, per evitare spiacevoli calcolosi, fornire una dieta povera di magnesio.

La smisurata necessità di mangiare dei Devon Rex, non è però attribuibile solamente alla loro ingordigia, perché è innegabile che necessitino di un apporto calorico superiore rispetto alla media, in quanto, oltre ad essere molto attivi, consumano tante energie per scaldarsi, a causa della limitata capacità isolante del suo rado mantello.

In passato ci sono state delle difficoltà con alcune malattie, (cardiomiopatia, lussazione della rotula, displasia dell’anca e spasticità) che però oggi  non costituisco più un problema reale, purchè ci si affidi ad allevatori seri

Solo la cardiomiopatia non è ancora completamente scomparsa, ma i cuccioli che ne sono affetti muoiono intorno al terzo mese d’età. E’ quindi fondamentale affidarsi sempre ad allevatori preparati e competenti e non a mercanti di cuccioli senza scrupoli, non solo per avere la certezza che il nostro Devon Rex sia in salute, ma anche per evitare gravi problemi alla razza e vanificare il non facile lavoro di chi si impegna ad attuare una corretta selezione.

Ovviamente Tilla, essendo frutto di accoppiamenti consapevoli e responsabili, sta benissimo e non ha nulla a che vedere con le patologia prima citate.I Devon rex raggiungono la maturità sessuale piuttosto precocemente, a sette, otto mesi e durante l’estro sono mediamente meno rumorosi degli altri gatti.

Le madri sono delle ottime fattrici che, di solito, danno alla luce tre o quattro gattini verso i quali si dimostrano premurose e pazienti.

Nonostante l’attaccamento alla prole la madre permette al padrone di avvicinarsi ai suoi cuccioli: questo è molto importante perchè è di fondamentale importanza che i micini vengano accarezzati e riempiti di attenzioni: i cuccioli di Devon Rex necessitano di molto affetto.

Un Devon rex alla nascita ha il collo ed il ventre privi di pelo, che, comunque, anche nel resto del corpo è molto rado; il mantello comincerà ad infoltirsi già attorno alle otto, dieci, settimane di vita, per raggiungere la tessitura che gli è tipica verso l’anno di età.

Anche le orecchie alla nascita non sono come quelle di un adulto, ma sono piegate e verranno alzate solo dopo 15-20 giorni.

Devon Rex: origini

Come il nome stesso della razza ci suggerisce, per risalire alle origini di questo meraviglioso micio dobbiamo andare in Inghilterra, nella contea del Devon, vicino al villaggio di Buckfastleigh, dove, nel 1960, una gatta dal mantello calico, di proprietà della signora Beryl Cox diede alla luce quello che può essere considerato il capostipite dei Devon Rex.

Kirlee, questo il nome che fu dato allo strano micio, si distinse subito dai fratelli per le grandi orecchie ed il curioso musetto, ma soprattutto per il pelo nero ed arricciato. Ereditò queste caratteristiche insolite dal padre: un’inafferrabile gatto randagio, con un bellissimo pelo ondulato, solito aggirarsi nelle miniere di stagno poco distanti dall’abitazione della signora Cox. che, sebbene allevasse amatorialmente i gatti e nonostante fosse inevitabilmente affascinata dall’attraente personalità e dal bizzarro aspetto di Kirlee, non era interessata a creare una nuova razza.

Così, quando scoprì che il signor Brian Sterling-Webb stava portando avanti, con successo, la selezione di una razza di gatti col pelo riccio (Cornish Rex) decise di cedergli il suo micio che il noto allevatore fece accoppiare con nove femmine di Cornish Rex. Il risultato però deluse le aspettative, perchè i 29 cuccioli che nacquero avevano tutti il pelo normale; ciò rese ovvia la conclusione che le mutazioni all’origine del particolare pelo dei Cornish e di Kirlee coinvolgevano geni diversi. Sterling-Webb decise allora di procedere all’allevamento dei Devon Rex separatamente da quello dei Cornish. Fece dunque accoppiare Kirlee con una delle sue figlie, Broughton Golden Rain, e nacquero così due gattini col pelo normale e una femmina blue-cream con il pelo riccio.

Fu così avviato l’allevamento dai Devon Rex, nel quale, inizialmente, furono utilizzati anche gatti di altre razze, sia per incrementare al massimo la varietà di colori possibili, sia, soprattutto, per cercare di limitare i problemi causati dai continui incroci tra consanguinei che si erano resi necessari per fissare il gene mutante.

Il primo paese a riconoscere il Devon Rex come razza autonama dal Cornish Rexin fu l’Inghilterra ad opera del GCCF (Governing Council of the Cat Fancy) nel 1967.

In America, il CFA (Cat Fanciers’ Association) riconobbe il Devon Rex nel 1965, ma non come razza autonoma. Infatti venne distinto dal “cugino” solo nel 1979 ed ammesso al campionato nel 1983. 

Il primo Devon Rex fece il suo ingresso nella nazione nel 1968, in Texas.

In Italia il primo Devon rex arrivò solo nel 1978, quando J. D. Weaver, portò a Firenze Gitana di San Severo, proveniente dalla Svizzera. Weaver fu molto colpito dalla bellezza esotica di questo felino e fece di tutto per far conoscere questo gatto il più possibile, partecipando a trasmissioni televisive e frequentando le esposizioni. La sua passione culminò nel 1978 col primo allevamento di Devon Rex in Italia, con affisso “San Severo“, riconosciuto dalla FiFe e dalla FFI e che produsse innumerevoli campioni. La prima cucciolata registrata risale, però, solo al 1988.Il Devon Rex è sicuramente, tra i gatti, uno di quelli dall’aspetto più bizzarro che, con i suoi grandissimi occhi e con le enormi orecchie, si dice abbia ispirato il creatore di E.T.. Nonostante questa sua apparente artificiosità non è frutto di anni di selezione, ma di una spontanea mutazione genetica che non ha eguali nel mondo felino.









Dogue de Bordeaux

Il Dogue de Bordeaux è una razza di cani molossoide ed è un cane docile e possente.

Il Dogue de Bordeaux ha origini molto remote e discusse:  sembra derivi dai cani che accompagnavano le antiche popolazioni celtiche durante le loro migrazioni in Europa e da cui discendono gli antichi molossi francesi.

La storia del Dogue de Bordeaux è simile a quella degli altri molossoidi del resto d’Europa: oltre ad essere usato in scontri nelle arene per il divertimento del pubblico, è stato molto apprezzato come guardiano e come ausiliario per la caccia e in guerra durante tutto il Medioevo, come è testimoniato da molti doccioni delle cattedrali.

Ma, con l’introduzione di nuovi metodi venatori, che prevedevano l’utilizzo di segugi per la caccia alle grosse prede, e con i grandi cambiamenti che il rinascimento portò nelle tattiche di guerra, il Dogue de Bordeaux venne ridotto a guardiano e cane gladiatore.

Il numero di Dogue de Bordeaux divenne così sempre più esiguo e la sua diffusione si limitò a poche zone, tra cui la regione di Aquitania dove questi cani riscontravano un certo successo e da cui inizialmente presero il nome: erano infatti conosciuti come Dogue di Aquitania.

Questo cane venne riscoperto dalla Francia durante l’800 e alla prima esposizione canina a Parigi, nel 1863 erano presenti parecchi Dogue de Bordeaux: in particolare Magenta, un bellissimo maschio di 70 cm al garrese, riscosse grande successo.

Negli anni successivi, per l’immissione di sangue bulldog, la taglia subì delle riduzioni provocando accese dispute che ritardarono la stesura dello standard.

Infatti, solo nel 1896 Pierre Megnin, veterinario e cinologo, pubblicò il primo standard della razza raccogliendo tuttavia ancora molti disaccordi.

Malattie

Il dogue de bordeaux, come la maggior parte dei molossoidi, è soggetto a displasia dell’anca e del gomito: due patologie che possono essere fortemente debilitanti e dolorose.

Per questo è necessario che l’allevatore, o chiunque vi voglia vendere un cucciolo di questa razza, vi garantisca che entrambi i genitori del vostro futuro cane sono esenti da queste due patologie. 

Sia la displasia dell’anca sia quella del gomito hanno infatti una componente ereditaria e, sebbene i genitori sani non vi possano garantire al 100% che anche il vostro cucciolo non si ammalerà, per evitare grossi problemi a voi e al vostro cane, sarà bene prendere quante più precauzioni possibili.

Chiedete quindi all’allevatore di mostrarvi i certificati ufficiali della lettura dell’esame della displasia dell’anca e dei gomiti di entrambi i genitori.

I certificati che vi verranno mostrati riporteranno il grado di displasia che il cane presenta per entrambe le anchee per entrambi i gomiti, quindi ci sarà un valore per l’anca destra, uno per l’anca sinistra, uno per il gomito destro ed uno e il gomito sinistro. 

I valori che dovrete considerare accettabili sono A (normale: il cane non ha displasia dell’anca) e B (quasi normale) riferiti alla displasia dell’anca e grado 0 (normale) e I (leggera artrosi) riferiti alla displasia del gomito.

E’ importante sapere che non è obbligatorio sottoporre i dogue de bordeaux usati come riproduttori al controllo della displasia (sia dell’anca che del gomito), ma eseguire o meno gli esami è a discrezione dell’allevatore. E’ indubbio però che la razza presenta entrambe le patologie con una frequenza tale che pretendere che i genitori del nostro futuro cane siano sani (e per saperlo l’unico modo è sottoporli agli esami ufficiali) è davvero irrinunciabile.

Riassumendo chi vi vende il cucciolo deve garantirvi (chiedete di vedere i certificati ufficiali):

  • displasia dell’anca  A o al massimo B per entrambe le anche di entrambi i genitori
  • displasia del gomito 0 o al massimo I per entrambi i gomiti dei due genitori

Cornish Rex: caratteristiche e origini

Il Cornish Rex è una razza felina di origine inglese e ha un aspetto sobrio ed elegante. Scopriamo gli aspetti della sua personalità e un po’ della sua storia.

Caratteristiche e tratti della personalità

Il Cornish rex è stato definito il levriero dei gatti per la sua struttura longilinea ed elegante che balza subito all’occhio, assieme al suo particolarissimo mantello.

Il Cornish Rex è un gatto di taglia media che pesa mediamente sui 3 kg e nonostante possa apparire fragile è invece piuttosto robusto. Ha corpo lungo e leggero con forte muscolatura e dorso arcuato: caratteristiche che lo rendono incredibilmente agile e aggraziato.

Le zampe si notano immediatamente perché sono lunghissime, sottili e muscolose. Quelle posteriori sono leggermente più lunghe più delle anteriori. Il cornish rex è di taglia media, ha una testa di medie dimensioni che termina con un forte mento. Di profilo si nota una linea dritta dal centro della fronte sino alla fine del naso, che si presenta dritto mentre il cranio è piatto.

Le orecchie sono grandi, larghe alla base, si restringono sino ad una punta rotonda, ben coperte di pelo sottile.  Sono posizionate alte sulla testa. Gli occhi sono di medie dimensioni, hanno una forma a mandorla. Il collo è lungo e sottile mentre il corpo è muscoloso e snello. La coda è lunga e affusolata. Il mantello è corto e fitto, un po’ sontuoso; senza sottopelo. Riccio o ondulato, soprattutto sul dorso e sulla coda.

I suoi difetti sono la testa, che è troppo larga o troppo lunga, le orecchie troppo piccole. Il mantello, invece, è poco ondulato.

Le origini del Cornish Rex

Per risalire alle origini del Cornish Rex dobbiamo andare in Inghilterra, in una fattoria di Bodmin Moor, nella Cornovaglia, dove, il 21 luglio 1950, Serena, la gatta tortie e bianca della signora Ennismore, diede alla luce il capostipite dei Cornish Rex.

Kallibunker, questo il nome che fu dato allo strano micio, aveva un insolito pelo ondulato e con corpo muscoloso e agile. 

Il pelo riccio è dato da una spontanea mutazione genetica recessiva, quindi sia la madre che il padre di Kallibunker, pur avendo un pelo normale, erano portatori di questo gene mutato.

La signora Ennismore, incoraggiata dal veterinario e genetista A.C. Jude, decise di selezionare una nuova razza e fece quindi accoppiare Kallibunker con la madre: i mici che nacquero avevano tutti lo strano pelo arricciato del padre. 

Dal 1951 al 1956, vennero effettuati 10 accoppiamenti tra mici Rex (pelo riccio) e ibridi (portatori del gene Rex, ma con pelo normale) da cui nacquero 22 mici Rex e 8 ibridi e 3 accoppiamenti tra mici Rex che, ovviamente, diedero solo mici col pelo arricciato.

Ma questo programma di selezione venne presto abbandonato per l’impossibilità di sostenerne i costi. A salvare la razza ci pensò però Sterling Webb che riuscì ad ottenere alcuni esemplari superstiti di Cornish rex che cominciò ad accoppiarli tra loro. 

Presto comparvero problemi legati all’eccessiva consanguineità dei soggetti: sterilità e precoce mortalità che portarono, nel 1960, alla scomparsa di femmine di Cornish rex in Inghilterra.

Si rese così indispensabile l’introduzione di nuovo sangue che venne dal Burmese e da gatti comuni: questo ridiede vigore alla razza, ma ne mutò sensibilmente la struttura rendendola più pesante e meno aggraziata: il Cornish rex stava perdendo il fascino esotico che caratterizzava Kallibunker e i suoi discendenti.

Un altro fondamentale contributo alla razza venne dalla signora Blancheri della California che dalla femmina di Cornish rex Lamora Cove ottenne Diamond Lil di Fan-T-Cee e Marmaduke di Daz-Zling: due gatti fondamentali da cui discendono tutti i Cornish rex dell’America.

Marmaduke fu acquistato dalla signora Weiss che lo fece accoppiare con delle Siamesi il che alleggerì la struttura del Cornish, ancora più di quanto non lo fosse quella di Kallibunker. 

La signora Alison importò,dall’Inghilterra al Canada, Rio Vista Kismet il cui sangue riportò un alcune delle peculiarità del Cornish che si stavano perdendo. Ancora oggi si notano lievi differenze strutturali tra i Cornish Europei e quelli Americani.

La nuova razza venne ufficialmente presentata alla XXVII edizione dell’esposizione felina di Parigi, ma i primi riconoscimenti arrivarono solo nel 1967, quando in Gran Bretagna la CFA definì lo standard  registrando la razza solo come Rex.